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Chef Rubio, Eric Jarosinski e Richard Dickson: l’impatto emotivo al #wnf16

Autore
TSW XP Lab

Data
06.06.16

Cos’hanno in comune Richard Dickson, Chef Rubio e Eric Jarosinski? Più di quanto possiate immaginare, secondo il nostro sistema nervoso. Ma partiamo dall’inizio.

La rivista Wired per l’evento Wired Next Fest 2016 ha selezionato un panel di oratori del calibro internazionale. Alcuni innegabilmente anticipati dalla loro fama. Umberto Veronesi, Lapo Elkann, Renzo Rosso e Luca Cordero di Montezemolo non hanno certo bisogno di presentazioni. Tra loro vi erano però anche personaggi meno noti al grande pubblico (c’era anche il nostro Luca Schibuola) ma che costituiscono parte integrante dell’avanguardia tecnologica e dell’innovazione e delle loro applicazioni nei contesti più disparati.

Ognuno col proprio stile ha realizzato performance comunicative particolarmente apprezzate dal pubblico a giudicare dalla partecipazione (circa 130 mila partecipanti nella tre giorni). Noi del team TSW Experience abbiamo analizzato l’impatto emotivo dei primi 5 speech di ogni giornata, per comprendere quale oratore è riuscito a scatenare la più alta risposta emotiva.

Gli studi dimostrano infatti l’importanza della componente emotiva nella fase di memorizzazione. La maggior parte delle persone ricorda dettagli normalmente classificabili come secondari o insignificanti di giornate ad alto impatto emotivo. Ricordate ad esempio dove eravate quando la vostra compagna vi ha svelato che sareste diventati padre?

Per effettuarlo, abbiamo posizionato un sensore che monitora l’attività del sistema nervoso ad alcune persone del pubblico. In questo modo abbiamo tracciato dei risultati oggettivi dell’impatto emotivo di ciascuno speech indagato. Più è alto il livello e maggiore è l’intensità emotiva. Qui sotto riportiamo quindi i risultati, suddivisi per giorno, degli speech che si sono rivelati essere emotivamente più efficaci.

attivazione sistema nervoso speech wired next fest

La cosa che risulta evidente è che il format degli speech è stato differente. Gli speech d’effetto in genere rispettano quello che viene definito effetto primacy o recency. Posizionare le componenti più impattanti all’inizio o alla fine del proprio speech massimizza l’effetto della memorizzazione (Capitani et al. 1992). Ed infatti così è stato. E ne abbiamo conferma affiancando il loro tracciato nervoso al report verbale delle esperienze raccolto in diretta dai nostri volontari che si sono sottoposti al test.

Jarosinski, (o come lui ama farsi chiamare, “Der Twitter-Gott” ndr) non ha deluso le mie aspettative.” ci racconta Francesca, “Anzi… in realtà è andato molto oltre. Lo immaginavo tagliente e sagace, e per questo probabilmente mi aspettavo un personaggio schivo, e invece ho visto sul palco uno stand up comedian di assoluto livello. Colto, raffinato, capace di strappare sia riflessioni profonde sia risate sguaiate: ci ha intrattenuto con i suoi tweet, dalle teorie ontologiche alla finale di Champions. È partito con una serie di osservazioni sul suo arrivo in Italia, per poi proseguire con una panoramica dei suoi tweet più di successo. Alcuni li conoscevo, visto che seguo la sua pagina, ma sono sempre efficaci. Abilissimo. Bravo davvero. Potrei ascoltarlo per ore.”

Elisa invece ha assistito  allo speech di Richard Dickson e ce lo ha raccontato così: “Ha spiegato l’evoluzione della comunicazione di un prodotto, Barbie, che definirei “sempreverde”: uno speech informativo, ma soprattutto emozionale. Credo che la differenza delle emozioni vissute durante il suo intervento  sia legata anche alla nostra infanzia. Vedere come siano cambiate le dinamiche di comunicazione di un brand così affermato, che ha fatto e fa giocare milioni di bambine, è rassicurante. Oggi le bambine possono davvero, più di prima, riconoscersi in quella che agli occhi degli adulti può sembrare solo un gioco. La cosa che più mi ha fatto emozionare è stato il video che Dickson ha mostrato verso la fine del suo speech “Puoi essere tutto ciò che desideri” parte di una campagna della Mattel.

Sognare giocando e poter diventare ciò che desideri: è questo il grande potere che hanno i bambini e che spesso da adulti perdiamo. Mi ha persino commosso.

“Non conoscevo chef Rubio e mi aspettavo un personaggio simile agli altri chef della TV, schivo e un po’ costruito.” ci racconta Riccardo, “Quello che mi ha trasmesso, invece, oltre alla simpatia e alla semplicità, è stata la positività della sua testimonianza, rappresentata dal suo impegno nel sociale. La sua intervista è stata fonte di ispirazione e divertente. Verso la fine è stato proiettato il trailer della serie “Unti e bisunti” e le reazioni sono state assolutamente positive. Lui è così come si mostra e questo credo che sia per lui il punto di forza per farsi amare dal pubblico.

Ma non ci siamo limitati a questo.  Durante il concerto per i 20 anni di carriera che i Subsonica hanno regalato al Wired Next Fest 2016 abbiamo rilevato le reazioni psicofisiologiche di un fan di lunghissimo corso della band torinese.

Il test ha valutato l’intensità emotiva che i primi 10 brani suonati da Samuel e compagni hanno prodotto nel fan, registrando l’andamento del suo sistema nervoso in parallelo alla scaletta scelta dai Subsonica per celebrare la storia del gruppo.

subsonica wired next fest

Una scaletta che aprendo con Istantanee ha fatto seguire un paio di brani per ogni album realizzato in ordine cronologico dal 1996 ad oggi. I risultati del test riportano un crescendo di coinvolgimento che, dopo l’album eponimo SubsOnica ha segnato una prima impennata con Colpo di Pistola e Aurora Sogna, raggiungendo il top del climax con il singolo Gente Tranquilla tratto da Amorematico.

Le emozioni al Wired Next Fest 2016 non sono mancate. Ma questa è una cosa che si può dire di molti eventi. Quello che ci distingue, è che non ci siamo limitati a farci raccontare le emozioni. Ma le abbiamo quantificate.

Bibliografia: Erminio Capitani, Sergio Della Sala, Robert H. Logie, Hans Spinnler; Recency, Primacy, and Memory: Reappraising and Standardising the Serial Position Curve. Cortex. Volume 28, Issue 3, September 1992, Pages 315–342

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